I principali test di screening per il carcinoma della prostata sono l'esplorazione rettale manuale, il dosaggio dell’antigene prostatico specifico [PSA] e l'ecografia transrettale. Lo standard di riferimento per queste indagini è la conferma della malignità della malattia mediante l'analisi istologica nel tessuto ottenuto mediante biopsia o asportazione chirurgica.  Sensibilità e specificità dei test di screening per il carcinoma prostatico non possono essere determinate con certezza, poiché, di solito, non sono effettuate biopsie in pazienti che risultano negativi ai test; i falsi negativi passano inosservati, a meno che non sia eseguita una biopsia prostatica per altre ragioni (per esempio risultati anomali ad altri test di screening, esame istologico su tessuto ottenuto da una resezione prostatica transuretrale).Questa incompletezza di informazioni circa il numero dei falsi positivi e dei falsi negativi rende impossibile calcolare con precisione sensibilità e specificità. Solo il valore predittivo positivo (VPP, cioè la probabilità che vi sia effettivamente un tumore quando il test è positivo) può essere stimato con un certo margine di sicurezza, ma solo in modo approssimativo, a causa della scarsa accuratezza dello standard di riferimento. 
L'agobiopsia, il tipico standard di riferimento usato per calcolare sensibilità e specificità, ha essa stessa una sensibilità limitata. Uno studio ha riportato che, in almeno il 19% dei pazienti con una prima biopsia prostatica negativa, ma con risultati anomali ai test di screening, l'esecuzione di una seconda biopsia prostatica ha documentato la presenza di tessuto tumorale maligno. Gli studi, inoltre, differiscono l'uno dall'altro circa l'estensione del campionamento a cui viene sottoposta la ghiandola durante l'agobiopsia. Gli studi più recenti, in cui la prostata è sottoposta a prelievi multipli eseguiti su più sezioni dell'organo, forniscono uno standard di riferimento diverso rispetto alle agobiopsie degli studi più datati, in cui si eseguiva un campionamento più limitato. Questi problemi metodologici causano un'ampia variabilità nelle stime di sensibilità, specificità e VPP dei test di screening per il cancro della prostata, e sono responsabili delle attuali controversie sui veri valori di questi parametri. L'esplorazione rettale è il più vecchio test di screening per il carcinoma della prostata. La sua sensibilità, tuttavia, è bassa, poiché il dito dell'esaminatore riesce a palpare solo il versante posteriore ed i due versanti laterali dell'organo. Gli studi suggeriscono che il 25-35% dei tumori insorge in aree della prostata che non sono accessibili al dito esaminatore.  I tumori in stadio A, inoltre, non sono palpabili per definizione. Gli studi più recenti affermano che l'esplorazione rettale ha una sensibilità del 55-68% nell'individuazione di tumori prostatici in soggetti asintomatici, ma studi che si sono serviti di protocolli di screening diversi hanno riportato anche valori più bassi, intorno al 18-22%. L'esplorazione rettale ha inoltre una bassa specificità e genera una grossa percentuale di falsi positivi. Negli individui asintomatici il VPP si attesta attorno al 6-33%,ma sembra che possa raggiungere valori più elevati quando la manovra viene eseguita da urologi, invece che da medici di base. Un altro metodo per eseguire lo screening del carcinoma prostatico è quello di valutare l'aumento della concentrazione sierica del PSA .  Alcuni studi di screening hanno riscontrato una concentrazione di PSA superiore a 4 ng/dL in più dell'80% dei soggetti con un carcinoma della prostata asintomatico, sebbene studi condotti con protocolli di screening diversi abbiano attribuito a questo stesso valore una sensibilità del 29%.  L'innalzamento dei livelli di PSA non è un indice specifico di carcinoma prostatico; patologie prostatiche benigne, come ipertrofia e prostatite, possono causare risultati falsamente positivi; circa il 25% degli uomini con ipertrofia prostatica benigna e nessuna evidenza di tumore hanno livelli elevati di PSA. Nella maggior parte degli studi di screening condotti in soggetti asintomatici, il dosaggio del PSA presenta un VPP del 28-35%. In molti di questi casi, tuttavia, lo screening è già positivo per altri test (per esempio esplorazione rettale). Il VPP del dosaggio del PSA in casi negativi all'esplorazione rettale è di circa il 20%.

La biopsia prostatica può essere effettuata digitoguidata od ecoguidata.

L'ecografia prostatica transrettale è un esame non doloroso. Consiste nell'introduzione nel retto di una sonda ecografica attraverso la quale l'Urologo può visualizzare la prostata e ricavare preziose informazioni sulle sue dimensioni e sulle caratteristiche della ghiandola ; attraverso questa sonda potrà   eseguire il prelievo di alcuni frammenti di tessuto prostatico (biopsia prostatica ecoguidata).
Per eseguire un buon esame è necessaria una preliminare pulizia dell'ampolla rettale : il Paziente dovrà pertanto eseguire la sera prima dell'esame una peretta. Per la sua semplicità, per il suo basso costo e per la sua non invasività, l'ecografia prostatica transrettale ha assunto negli ultimi anni un ruolo importantissimo nella diagnosi delle malattie della prostata.
L'ecografia prostatica transrettale associata alla biopsia prostatica ecoguidata consente la diagnosi precoce dei tumori della prostata e pertanto una loro migliore cura.

COMPLICANZE POSSIBILI

La biopsia prostatica è una metodica diagnostica invasiva. Alcune delle possibili complicanze sono: Febbre elevata fino a 38-39 °C, emorragia uretrale o rettale, emospermia, prostatite acuta, infezione delle vie urinarie ed in rarissimi casi  shock settico.

Biopsia dell’apparato urogenitale

Inquadramento generale

Si tratta di una metodica diagnostica invasiva che viene solitamente eseguita con controllo ecografico o attraverso la via endoscopica e che mediante il prelievo dei tessuti analizzati permette:

a)       di avere notizie precise sulla diagnosi istologica di una malattia urologica,

b)      valutare l’evoluzione prognostica di una patologia uro-genitale

c)      di essere uno degli elementi di controllo delle malattie neoplastiche.   Ai pazienti devono essere adeguatamente esposti i motivi dell’accertamento diagnostico, la sede nella quale viene eseguito il prelievo, la preparazione all’esame e le eventuali complicanze.La biopsia può essere eseguita in regime ambulatoriale, in Day Hospital o in regime di ricovero, in anestesia locale o generale, secondo la sede del prelievo e le condizioni cliniche del paziente.

L’informazione al paziente

Biopsia renale

Tale accertamento è diventato semplice ed efficace in anestesia locale, dopo aver localizzato il rene con metodica ecografica o con la T.C., con il miglioramento dello strumentario da prelievo per biopsia con ago.

La via di accesso chirurgica o laparoscopica si riserva ai casi nei quali si voglia ottenere un buon frammento di tessuto renale, di solito dopo insuccesso del prelievo con ago.

Il paziente viene posizionato in decubito laterale, in anestesia locale solitamente; si utilizza un ago di calibro adeguato montato su pistola automatica da biopsia.

Le controindicazioni sono rappresentate dall’ipertensione arteriosa grave non controllata e dalle patologie della coagulazione.

Biopsia del bacinetto renale e dell’uretere

Il paziente è adagiato supino in posizione litotomica sul lettino radio-urologico: si utilizza l’anestesia generale ed un ureteroscopio rigido che così può raggiungere l’uretere, il bacinetto renale ed i calici.

La gamba del lato opposto alla lesione da diagnosticare è sistemata più in alto e più indietro rispetto al lato da trattare che così rimane vicina al piano del corpo evitando in tal modo angolazioni ureterali pericolose.Un cuscino triangolare sotto il rachide consente di allineare il calice superiore e l’uretere e facilita così l’esplorazione endoscopica.

Lo specialista utilizza un ureteroscopio nel quale è inserita una pinza che asporta così un frammento del tessuto patologico da inviare per esame istologico. 

Biopsia vescicale

L’endoscopia vescicale rappresenta un momento fondamentale nella fase diagnostica ed in quella terapeutica della malattia neoplastica della vescica.

La biopsia vescicale consente la precisazione dello stadio e del grado della neoplasia, che condizionano l’approccio terapeutico della patologia.

La biopsia può essere eseguita a) con finalità esclusivamente diagnostica: si preleva così un frammento di tessuto patologico oppure di varie zone del cavo vescicale (mapping vescicale)

b)è associata ad un trattamento terapeutico: si tratta della resezione endoscopica vescicale che ha valore terapeutico nelle neoplasie vescicali la cui localizzazione superficiale ed il basso grado saranno confermati dall’esame istologico dei frammenti di resezione endoscopica.

Per ottenere risultati soddisfacenti è bene praticare la biopsia vescicale in anestesia loco-regionale o generale, potendosi così associare un’esplorazione rettale con rilasciamento muscolare che permette una valutazione della mobilità vescicale e della eventuale infiltrazione delle sue pareti.

Biopsia della prostata

Si effettua nel dubbio di una neoplasia della prostata dopo esplorazione rettale, dosaggio del PSA ed ecografia prostatica transrettale.

Viene eseguita per via transrettale o transperineale sotto controllo ecografico.La via transrettale necessita di una preparazione con enteroclisma (la sera e la mattina dell’esame) ed una profilassi antibiotica.Il puntamento ecografico utilizza sonde che offrono sezioni longitudinali della prostata con una guaina che consente il passaggio dell’ago da biopsia.La via transrettale mantiene un certo rischio di infezioni ma presenta il vantaggio della semplicità e della precisione mentre l’approccio transperineale ha il vantaggio di non provocare infezione, ma richiede sempre un’anestesia locale. L’interesse maggiore del controllo ecografico consiste nella certezza di moltiplicare le biopsie nella zona periferica e transizionale della prostata realizzando una vera mappatura della ghiandola.

Biopsia del testicolo

E’ diventata di rara esecuzione: si pratica in caso di azoospermia con testicolo di volume e consistenza regolari e FSH nei limiti di norma.

Eseguita con accesso scrotale, in anestesia locale, valuta il numero dei tubuli seminiferi e delle cellule germinali (progenitori degli spermatozoi), la loro membrana basale, le cellule di Leydig e le caratteristiche dell’interstizio.

La biopsia di una sospetta lesione neoplastica del testicolo va praticata in corso di esplorazione chirurgica della gonade, quindi in anestesia generale e con accesso inguinale.

Biopsia del pene

Per la biopsia delle neoformazioni sospette del glande o del prepuzio è necessaria l’anestesia locale prima di procedere a terapie specifiche.

I possibili rischi

Le complicanze della biopsia renale sono rare e consistono in ematuria, ematoma della loggia renale e fistola urinosa; quelle del bacinetto e dell’uretere sono rappresentate dall’ematuria mentre in caso di infrazione ureterale si applica uno stent ureterale per 3-4 settimane, molto infrequenti le stenosi ureterali.

La biopsia vescicale può essere causa di sanguinamenti vescicali sino alla ritenzione acuta di urine ematiche che necessita l’applicazione di un catetere a tre vie con lavaggio continuo.Eccezionale la perforazione vescicale.

Dopo biopsia prostatica, soprattutto utilizzando la via transrettale, il paziente può lamentare ematuria, proctorragia, infezione urinaria ed emospermia; mentre dopo biopsia testicolare l’ematoma è la complicanza più frequente.

Alternative proponibili al paziente

La biopsia delle vie urinarie o degli organi genitali maschili rappresenta una tappa fondamentale nella diagnostica delle malattie urologiche.Se adeguatamente indicata non ha alternative.