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La calcolosi renale è tra le
patologie più diffuse nei paesi occidentali; colpisce prevalentemente il
sesso maschile, e, benché possa presentarsi anche nei bambini, è tra i
50 e i 60 anni che si ha la maggior incidenza nella popolazione.
Talvolta la calcolosi urinaria è
sintomo di disturbi metabolici o di alterazioni del pH e di elettroliti
urinari; tuttavia nella maggior parte dei casi non si riesce a
distinguere una vera e propria causa.
Non sempre una calcolosi renale è
sintomatica; il sintomo più caratteristico è un dolore intenso
localizzato al fianco e a livello lombare,
spesso accompagnato da nausea
e vomito. Si può avere febbre, dolore alla minzione e presenza di sangue
nelle urine.
È una patologia che tende di
frequente a recidivare. In circa il 70% dei casi i calcoli sono formati
da ossalato di calcio; nel restante 30% i calcoli possono essere
costituiti da struvite (magnesio-ammonio-fosfato), da acido urico, da
cistina, e spesso possono essere sintomo di alterazioni metaboliche o di
frequenti infezioni delle vie urinarie.
Un'accurata anamnesi, esami
metabolici e radiologici mirati e, se possibile, l'analisi chimica del
calcolo (in caso di espulsione o di estrazione mediante intervento
chirurgico) sono indispensabili per una corretta diagnosi.
Per quanto riguarda la calcolosi da
ossalato di calcio, in passato era particolarmente diffusa la
convinzione che una dieta priva o estremamente povera di latte e
derivati fosse una valida arma nei confronti delle recidive; studi
successivi hanno invece evidenziato l'inutilità e, in alcuni casi,
addirittura la dannosità di una tanto rigida restrizione.
Numerosi studi hanno invece
evidenziato l'importanza di introdurre grosse quantità di liquidi, in
modo tale da diluire le urine ed evitare così il depositarsi di soluti a
livello delle vie urinarie. Si consiglia l'introduzione di almeno 1,5-2
litri di acqua al giorno (oltre all'acqua introdotta con gli alimenti),
preferibilmente lontano dai pasti. Un buon indicatore della diluizione
delle urine è il peso specifico urinario, che dovrebbe essere
tendenzialmente basso (1008-1016).
È stato osservato, inoltre, che un
elevato introito di proteine e di sodio aumenta l'escrezione di
ossalato, aumentandone così la concentrazione a livello urinario. Per
tale motivo è preferibile non eccedere nel consumo di alimenti
particolarmente ricchi di proteine, come carne, pesce, uova e formaggi.
È consigliabile, inoltre, limitare il consumo di sale e degli alimenti
ricchi di sale, come ad esempio carne e tonno in scatola, acciughe,
salumi e arachidi.
Benché una dieta ricca di verdure,
legumi e frutta sia sempre auspicabile (almeno 300-400 mg di verdura al
giorno), per il paziente in cui è stata riscontrata una calcolosi da
ossalato di calcio sarebbe preferibile limitare il consumo di radicchio,
barbabietole, rabarbaro, prezzemolo ed erba cipollina, in quanto sono
alimenti particolarmente ricchi di acido ossalico.
Un pH urinario particolarmente
acido (5-5,5) può predisporre alla formazione di calcoli da ossalato di
calcio. Per tale motivo può essere di aiuto l'utilizzo di sostanze in
grado di alcalinizzare le urine, come ad esempio il citrato di potassio.
La prevalenza della calcolosi urinaria in Italia è andata via via
aumentando negli anni di pari passo con la modifica delle abitudini
alimentari della popolazione (aumento del consumo di grassi e di carne e
diminuizione dei carboidrati). Era del 6% negli anni 80, ma è in via di
notevole aumento (10.1% nel 1998), avvicinandosi a quella dei Paesi
Nordici e degli USA.
I pazienti con calcolosi urinaria spesso giungono all'osservazione del
medico a causa di una o più coliche renali, ma non sono infrequenti i
casi in cui l'osservazione è casuale, spesso in corso di ecografie
addominali o radiografie eseguite per tutt'altro motivo.
La diagnostica nella maggior parte dei casi prevede, per eccellenza,
un'urografia endovenosa, che permette una valutazione completa, sia
morfologica che funzionale dell'apparato urinario. Oggi è disponibile,
nei rari casi in cui l'urografia sia controindicata (allergia al mezzo
di contrasto, grave insufficienza renale), la TC spirale, che è
in grado di visualizzare chiaramente qualsiasi tipo di calcolo, non solo
quelli radiopachi, ma che presenta lo svantaggio di esporre il paziente
ad una più elevata dose di radiazione.
Esistono metodiche meno "esatte" come la radiografia diretta dell'addome
e l'ecografia che risultano idonee ad una prima valutazione di base e
nel follow up una volta che sia stato focalizzato e/o risolto il
problema. Si tratta di esami dal costo contenuto e ripetibili, anche dal
punto di vista della radioprotezione. La terapia oggi dispone di molte
soluzioni. i tempi in cui una calcolosi delle alte vie urinarie
richiedeva quasi obbligatoriamente un intervento chirurgico a cielo
aperto sono fortunatamente passati.
Oggi sono a disposizione l'ureterorenoscopia (che consiste nel
risalire sotto controllo visivo con uno strumento rigido o flessibile
nell'uretere o nel rene e attraverso il suo canale operatore estrarre o
frammentare il calcolo), la litotrissia renale percutanea
(frammentazione/estrazione di calcoli mediante un accesso percutaneo dal
fianco alle cavità renali) e la
Litotrissia extracorporea (che
consiste nella frammentazione del calcolo situato nelle vie urinarie
dall'esterno con onde d'urto generate da una macchina apposita).
Utilizzando le diverse strategie, di volta in volta si scieglierà la più
ad hoc, si è in grado di rimuovere la quasi totalità dei calcoli, di
qualsiasi dimensione, anche se è ovvio che le difficoltà che si possono
incontrare, e di conseguenza i rischi per il paziente, aumentano
all'aumentare della complessità del caso.
Esami consigliati in caso
di calcolosi renale
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Creatinina
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Azotemia
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Uricemia
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Sodiemia
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Potassiemia
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Calcemia
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Paratormone
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Sodiuria urine delle 24h
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Potassiuria urine delle 24h
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Calciuria urine delle 24h
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Acido urico urine delle 24h
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Ossaluria urine delle 24h
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Citraturia urine delle 24h
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