L’incidenza di un tumore è
definita come il numero di nuovi casi diagnosticati in un anno su
100.000 persone. Il cancro della vescica è quasi 3 volte più
frequente nell’uomo che nella donna.
Negli Stati Uniti, il tumore
della vescica, rappresenta la 4° patologia tumorale nell’uomo e
l’ottava nelle donne. Questa discrepanza tra i due sessi nel numero
di casi di cancro della vescica resta particolarmente sorprendente
perché, nel corso degli ultimi 30 anni, le donne hanno condiviso il
luogo di lavoro con gli uomini ed hanno modificato abitudini che le
hanno esposte a carcinogeni sia industriali che ambientali (come il
fumo di sigaretta), dalla cui esposizione erano in precedenza
protette. La spiegazione può essere ricercata in fattori genetici,
ormonali e anatomici. Il cancro della vescica negli uomini di razza
bianca è circa 2 volte più frequente che in quelli di razza nera, ma
è solo circa 1.5 volte più comune nelle donne bianche rispetto a
quelle nere. L’incidenza di tale neoplasia è molto elevata negli
Stati Uniti, in Danimarca, in Belgio, in Italia e nel Regno Unito,
con caratteristiche di comportamento molto simili nei vari Paesi.
L’incidenza del carcinoma vescicale di tipo transizionale (TCC) nei
paesi occidentali è andata progressivamente aumentando negli ultimi
20 anni. Nel 1996 è stata fatta diagnosi di TCC in circa 9.000
pazienti in Francia , 2.000 in Svezia, 8.000 in Spagna. Di tutti i
pazienti, una percentuale oscillante tra il 75 e l’85% presentava
malattia superficiale, vale a dire confinata alla mucosa (Ta-Tis) o
alla sottomucosa (T1). Il restante 15-25% dei pazienti, presenta
all’esordio una malattia muscolo invasiva (T2) o estesa al di fuori
della vescica (T3-T4) o ai linfonodi regionali.
Il cancro della vescica può
manifestarsi a qualsiasi età, ma colpisce in genere persone di mezza
età ed anziani. L’età media di diagnosi è di 69 anni negli uomini e
71 anni nelle donne. Raramente è diagnosticato prima dei 40 anni Il
tumore vescicale dimostra un aumento dell’incidenza al di sopra dei
50 anni L’incidenza aumenta direttamente con l’età, passando dal 25%
per le fasce di età dai 59 ai 69 anni, al 93% per quelle comprese
tra 75 e 79 anni. Anche la mortalità aumenta con l’età. Negli
adolescenti e nei giovani adulti di età inferiore a 30 anni, il
cancro vescicale tende ad esprimere una istologia ben differenziata
e si comporta in modo meno aggressivo; tuttavia il rischio di
progressione della malattia è lo stesso, grado per grado, nei
pazienti sia giovani che anziani.
Mortalità per
sesso e razza
Il tasso di mortalità è il
numero di decessi che si verificano annualmente su 100.000 persone.
I tumori della vescica sono responsabili del 3% di tutti i decessi
per cancro negli uomini e l’1.4% nelle donne. Oltre 54.000 casi
(39.500 uomini e 15.100 donne) furono diagnosticati nel 1999 e di
questi, 12.100 individui (8.100 uomini e 4.000 donne) morirono.
Dagli anni ’50, l’incidenza del cancro della vescica è aumentata
totalmente di circa il 50%. Contemporaneamente si è osservato un
graduale decremento della mortalità, durante lo stesso intervallo di
tempo, di circa il 33%; tale riduzione, comunque, riguarda
soprattutto gli uomini.
Fattori
prognostici
Molti fattori clinici e
patologici risultano determinanti nell’evoluzione della malattia e
nelle scelte terapeutiche. Risulta quindi necessaria una selezione
rigorosa dei pazienti che possono potenzialmente trarre beneficio da
vari trattamenti.
Fra i criteri prognostici
possiamo distinguere fattori legati alla neoplasia e fattori legati
al paziente
Fattori prognostici
legati alla neoplasia:
Volume tumorale e/o
multifocalità
Stadio
Grading
Assetto biologico
tumorale
Fattori prognostici
legati al paziente:
Performance Status
Età
Sesso
I progressi della biologia
molecolare hanno individuato alcuni fattori prognostici molecolari,
la cui applicazione nella pratica clinica potrebbe favorire una più
corretta selezione dei soggetti ad alto rischio ed una migliore
scelta terapeutica:
P53
La sua sovraespressione è
correlata ad una minore responsività alla chemioterapia e ad una
maggiore mortalità.
C-erb-B2
Amplificazione dell’oncogene
come possibile significato prognostico negativo, indice di
aggressività della malattia.
Aneuploidia
Percentuale di ricadute 3
volte superiore che in presenza di diploidia
Perdita eterozigosi del
cromosoma 9
Correlato come p53 a
progressione del Ca in Situ a Ca invasivo
Bcl-2:
Il doppio ruolo del blc-2 dipende dalla presenza o meno di p53:
p53 assente/ bcl-2
presente: minor
% di invasione
p53 presente/ bcl-2
presente: non si
osserva l’effetto protettivo di bcl-2 con aumentata probabilità di
invasione.
EGF
Amplificazione o
sovraespressione dei geni che codificano i fattori di crescita o i
loro recettori, con un comportamento biologico del tumore più
aggressivo.
Altri fattori ritenuti
importanti nell’etiopatogenesi (sviluppo e progressione) del cancro
della vescica includono:
L’esposizione occupazionale
a diverse sostanze chimiche:
-anilina
-benzidina
-2-naftilamina
Il fumo di sigaretta
(3-4naftilamine). I fumatori hanno un’incidenza del cancro della
vescica 4 volte superiore ai non fumatori. Si pensa che contribuisca
ad oltre il 50% dei casi di Carcinoma della vescica nell’uomo ed al
33% nella donna.
Fenacetina e Ciclofosfamide.
L’abuso di analgesici ed agenti immunosoppressori, è associato ad un
rischio nove volte maggiore di insorgenza di neoplasia vescicale.
ANATOMIA
PATOLOGICA
Circa il 98% dei tumori
vescicali è di origine epiteliale e la stragrande maggioranza è
costituito da tumori a cellule transizionali (92%).
Carcinomi a cellule squamose (6%) ed adenocarcinomi (2%),
completano il quadro dei possibili tipi istologici di derivazione
epiteliale.
Rari sono i tumori di tipo
connettivale.
Circa il 70% dei tumori a
cellule transizionali presenta una forma papillifera con un sottile
asse fibrovascolare; il 10% è invece di tipo nodulare.
Il carcinoma uroteliale in
situ è un carcinoma dell’epitelio transizionale scarsamente
differenziato confinato all’urotelio.
La maggiore o minore
differenziazione cellulare è individuata mediante una
classificazione che evidenzia tre gradi istologici, progressivamente
più aggressivi, basandosi sul grado di anaplasia delle cellule
cancerose: G1, G2 e G3.
La maggior parte dei tumori
bene e moderatamente differenziati risulta superficiale, mentre
quasi tutti quelli indifferenziati risultano invasivi. La
classificazione TNM è in grado di considerare l’estensione loco
regionale ed a distanza del tumore.
ANATOMIA
CLASSIFICAZIONE T
N
M
Ta Carcinoma
papillare non invasivo
Tis Carcinoma in
situ
T1 Tumore che invade
il connettivo subepiteliale
T2 Tumore che invade
la parete muscolare
- T2a invasione dei fasci
superficiali della tonaca muscolare
- T2b invasione dei
fasci profondi della tonaca muscolare
T3 Invasione dei
tessuti perivescicali
- T3a Microscopicamente
- T3b
Microscopicamente (massa extravescicale)
T4 Tumore che invade
gli organi vicini
N 0 Non metastasi a
linfonodi regionali
N 1 Metastasi in
un singolo linfonodo, di Ø £ a
2cm
N 2 Metastasi in un
singolo linfonodo, di Ø compreso tra 2 e 5cm
Il carcinoma a cellule
transizionali rappresenta una malattia diffusa, che origina in
luoghi e tempi diversi in tutta la mucosa uroteliale.
La maggior parte dei pazienti,
sviluppa recidive tumorali dopo resezione endoscopica; di solito le
recidive di tumori ben differenziati e superficiali al momento della
diagnosi, riflettono le caratteristiche neoplastiche iniziali per
tutta la vita del paziente.
Tuttavia il 16-25% dei tumori
della vescica, recidiva sotto forma di tumore di grado maggiore.
I tumori vescicali
metastatizzano sia per via linfatica (soprattutto nei linfonodi
pelvici) che per via ematogena e per contiguità. Le più comuni
localizzazioni metastatiche in ordine di frequenza sono: polmoni,
ossa, fegato.
ELEMENTI
DIAGNOSTICI
1. Clinici
Il sintomo più frequente del
cancro della vescica è l’ematuria(micro e/o macroscopica),che si verifica in circa l’85%
dei soggetti. In realtà, quasi tutti i pazienti con cancro della
vescica, rilevabile cistoscopicamente e/o ecogroficamente,
presentano almeno microematuria. Il complesso sintomatologico
costituito da irritabilità vescicale con pollachiuria,
minzione imperiosa e disuria, può non essere associato
all’ematuria ed in genere è espressione di un tumore invasivo.Mentre
esiste consenso sul fatto che il primo sospetto in caso di ematuria
macroscopica, specie se asintomatica, debba essere quello di una
patologia neoplastica, meno concorde è la linea di comportamento in
presenza di microematuria: dall’analisi dei dati della Letteratura
emerge che nei pazienti al di sopra dei 50 anni con microematuria
asintomatica, l’incidenza di una neoplasia vescicole occulta è
intorno al 5%. Tale percentuale sale al 10% quando la microematuria
si accompagni a sintomi di tipo irritativo. Come per le altre
patologie neoplastiche urologiche, uno screening sulla popolazione
basato sulla presenza di microematuria, non può tuttavia essere
proposto, in quanto il suo valore predittivo positivo è troppo basso
(0.5%) per rendere utile uno screening di massa; puo essere indicato
nelle popolazioni esposte a rischi ambientali noti o nei fumatori
“pesanti” (20 o più sigarette al die). Se la neoplasia infiltra uno
o entrambi i meati ureterali comparirà il dolore al fianco
interessato, causato dall’idroureteronefrosi. Gli stati avanzati
della neoplasia sono accompagnati da perdita di peso ed astenia.
2.Bioumorali
L’esame delle urine rivela la
presenza di ematuria;
mancano generalmente altri segni, a parte piuria e batteriuria se
subentrano infezioni. Le cellule transizionali maligne possono
essere osservate con un esame citologico del sedimento urinario
effettuato su urine prelevate al mattino per tre giorni consecutivi.
3.Strumentali
L’ uretrocistoscopiarappresenta l’esame più importante per la diagnosi e la
stadiazione del Ca vescicale. Permette di visualizzare l‘aspetto ,
il numero, la localizzazione, le dimensioni di lesioni
intravescicali.
L’urografia è
indicata in tutti i pazienti con ematuria o evidenza cistoscopica di
cancro della vescica. Non è un esame sensibile per evidenziare i
tumori vescicali, specie se di piccole dimensioni, ma è utile per
esaminare le vie urinarie alte per tumori uroteliali associati. I
grossi tumori vescicali possono apparire come difetti di riempimento
della vescica nella fase cistografica dell’urografia.
Se le vie urinarie superiori
non sono adeguatamente visibili con una urografia standard, bisogna
eseguire la pielografia retrograda.
L’ecografia
per via sovrapubica è la metodica più utilizzata per la diagnosi di
ca vescicale e trova indicazioni nella valutazione del parametro
T per la possibilità di
valutare l’integrità della linea esogena parietale. L’ecografia
trova le maggiori indicazioni negli stadi superficiali (T1),
con una accuratezza che varia in letteratura dal 72% all’87%. Negli
stadi intermedi, l’ecografia
ha una accuratezza di circa il 60-70% nello stadio
T2 e del 40% nello stadio
T3.
L’ecografia
transrettale può essere utilizzata per la diagnosi e la
valutazione del parametro T nelle neoplasie localizzate in sede
peritrigonale con una sensibilità e specificità del 90-100%. Nella
valutazione delle adenopatie locoregionali, l’ecografia
presenta limiti relativi ale dimensioni dei linfonodi che non
possono essere inferiori a 1.5cm. Comunque l’ecografia
rappresenta la metodica più indicata nello stadio
T1 per la semplicità di
esecuzione ed i bassi costi.
LaTC e RMNsono esami di stadiazione, oltre a determinare l’estensione del
tumore primitivo, forniscono informazioni sull’eventuale presenza di
linfoadenopatie pelviche e para-aortiche e/o di metastasi in
altri organi.
Le Neoplasie
Superficiali della vescica (
Ta – T1 ) , dopo adeguato
trattamento iniziale, rappresentato dalla resezione endoscopica ,
recidivano in tempi più o meno lunghi in una altissima percentuale di
casi ( 70 % ) con un rischio di progressione verso forme invasive che
risulta intorno al ( 50 % ) negli alti gradi G3. Risulta pertanto
evidente come sia di fondamentale importanza sottoporre questi pazienti
ad ua terapia adiuvante in grado di ridurre sia le recidive che le
eventuali progressioni di malattia. Al momento attuale esistono due
regimi terapeutici in grado di venire incontro a questa esigenza : la
Chemioterapia e l’Immunoterapia, che utilizzano farmaci impiegati per
via endovescicale . In questo modo,infatti, è possibile ottenere una
elevata concentrazione del farmaco,riducendo l’esposizione
dell’organismo alla tossicità del trattamento. Tra i chemioterapici i
farmaci maggiormente utilizzati sono state le Antracicline, la
Mitomicina C e gli Alchilanti. Nessuno di questi si è dimostrato
superiore alla Immunoterapia con
BCG che agisce con un meccanismo di
stimolazione immunitaria aspecifica gravato però da tossicità locale e
sistemica. Questi trattamenti pur dimostrando una
certa efficacia evidenziata da una significativa riduzione del numero di
recidive,non sono riusciti ad intervenire sul rischio di progressione di
malattia, che è rimasto elevato.
Negli ultimi anni è stata dimostrata l’efficacia della
Gemcitabina nel trattamento del carcinoma vescicale in fase
avanzata. La
Gemcitabina è un antimetabolita analogo della Citosina
Arabinoside che inibisce la DNAsintetasi e Ribonucletide reduttasi . I
risultati osservati nel corso degli studi di fase II sono stati
confermati in uno studio di fase III di confronto tra Gemcitabina,
Cisplatino ed M-VAC. La sua possibilità di somministrazione
endovescicale è stata dimostrata in uno studio preclinico sull’animale
da esperimento. Le valutazioni di farmacodinamica nel plasma hanno
dimostrato come la concentrazione del farmaco attivo è sempre risultata
inferiore a 0.5μM/L, mentre
la concentrazione della Difluorodeossiuridina (dFdU) che è un metabolita
inattivo della Gemcitabina è risultata inferiore a 3μM/L. Nel tessuto,
invece la Deossi-citidina-kchinasi (dCK) enzima fondamentale nel
processo di attivazione della
Gemcitabina è presente ad un livello più che sufficiente, nei
2000 mg, per portare alla produzione del suo metabolita attivo. Sulla
base dei risultati ottenuti abbiamo iniziato uno studio di fase II per
valutare l’efficacia della Gemcitabina su una lesione MARKER papillare.
Nel nostro studio abbiamo inserito 24 pazienti affetti da neoplasia
recidiva multifocale, a rischio intermedio, di cui 14 già sottoposti a
chemioterapia endovesciale e 10 ad immunoteriapia endovescicale. Al
momento della resezione endoscopica veniva necessariamente non resecata
una lesione papillare (MARKER) del diametro massimo uguale od inferiore
ad 1 cm. Detta lesione inoltre doveva trovarsi lontano dai margini di
resezione per escludere eventuali danni provocati dalla resezione
stessa. Un consenso informato valido è stato ottenuto da tutti i
pazienti. Quindici giorni dopo la TUR abbiamo quindi iniziato un ciclo
di 6 instillazioni endovescicali con Gemcitabina al dosaggio di 2000 mg
diluiti in 50 cc. di soluzione fisiologica. Il farmaco veniva trattenuto
in vescica per circa 2 ore; non si sono riscontrati effetti collaterali
locali né sistemici tali da indurre in sospensione del trattamento. Un
controllo cistoscopico veniva effettuato due settimane dopo la fine di
ogni trattamento preceduto da una citologia urinaria. E’ importante
sottolineare come in assenza della lesione MARKER veniva effettuata una
biopsia in corrispondenza del sito della pregressa lesione.I risultati
da noi ottenuti dimostrano come il 50% dei casi (12 pz.) si è avuta una
risposta completa con scomparsa della lesione MARKER, mentre nel 33% (8
pz.) si è avuta una risposta incompleta; infine nel 16% (4 pz.) non
abbiamo ottenuto alcuna risposta con persistenza della lesione MARKER
che l’istologia ha confermato trattarsi di una neoplasia papillare T1G2.