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Il Tumore Prostatico è il piu’ frequente tumore
maligno tra gli uomini, circa il 30% degli uomini di oltre 50 anni di
età presenta prove istologiche di questa patologia e la percentuale
aumenta con l’invecchiare della popolazione. La causa è
sconosciuta. Gli uomini con un parente di primo grado (padre, fratello)
affetto da carcinoma della prostata hanno una probabilità doppia di
sviluppare la stessa malattia, e tale probabilità aumenta fino a 9 volte
qualora i parenti di primo grado siano due. Circa il 70%
degli adenocarcinomi ha origine nella zona piu’ esterna della prostata,
facilmente raggiungibile dal dito esploratore.
I SINTOMI PRINCIPALI SONO:
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Dolore o bruciore durante la
minzione
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Dolore lombare, pelvico,
alla porzione alta delle cosce
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Dolori ossei (femore e
colonna vertebrale)
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Eiaculazione dolorosa
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Incapacità di urinare
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Sangue nelle urine
DIAGNOSI DEL TUMORE PROSTATICO
I pazienti che presentano aumento del livello del
P.S.A.
e/o alterazioni palpabili con il dito nel retto vengono in genere
sottoposti ad
ecografia trans-rettale
e a
biopsie
guidate con ultrasuoni per porre una precisa diagnosi e per programmare
così un attento iter terapeutico.
PREVENZIONE DEL TUMORE PROSTATICO
Una alimentazione corretta ricca di zinco,
vitamine e licopene e povera di grassi, l’esplorazione rettale associata
al dosaggio ematico del
P.S.A.
almeno una volta l’anno aiutano a fare prevenzione in questa patologia
che se diagnosticata precocemente può essere trattata agevolmente.
TERAPIA DEL TUMORE PROSTATICO
Il trattamento è basato sulla stadiazione
istologica del tumore, sull’età e sulle condizioni generali del
paziente. Se la patologia è confinata alla ghiandola il
trattamento
chirurgico rappresenta la scelta principale. Le alternative
sono rappresentate da
radioterapia,
ormonoterapia e terapie palliative.
PROSTATECTOMIA RADICALE (VIDEO)
Il tumore della prostata è
raramente
riscontrato prima dei 40 anni, essendovi un incremento dell’incidenza e
della prevalenza con l’aumentare dell’età. Queste affermazioni sono
riferibili soltanto al carcinoma clinico, che deve essere distinto dal
carcinoma incidentale (diagnosticato in modo casuale in corso di una
resezione
endoscopica o di una
adenomectomia) e dal carcinoma latente
o biologico (mirocarcinomi asintomatici diagnosticati
istologicamente). Quest’ultimo è un reperto frequentissimo all’indagine
autoptica essendo riscontrabile nell’ 80% delle indagini autoptiche dei
soggetti con età >80 anni.
Fattori di rischio
Finora il fattore di rischio più
importante
è da considerasi l’età, mentre gli altri fattori non sono stati ancora
ben dimostrati. Il carcinoma della prostata origina in circa l’80% dei
casi dalla zona periferica o caudale della ghiandola, in circa il 20%
dalla zona centrale ed il resto dalla zona di transizione. Inizialmente
la neoplasia si sviluppa all’interno della ghiandola, mentre le
diffusioni per contiguità, linfatica ed ematica sono più tardive. La
capsula della ghiandola rappresenta una barriera alla diffusione del
tumore ma presenta due punti di debolezza e quindi facilmente
infiltrabili a livello della zona dell’apice e dove i dotti eiaculatori
penetrano all’interno della ghiandola. Anche il resto della ghiandola
può per altro essere infiltrata ed il tumore può diffondere ai tessuti
periprostatici, alle vescichette seminali,a l collo vescicale, agli
ureteri ed all’uretra. L’interessamento del retto,nonostante la stretta
vicinanza anatomica, è più tardivo per la presenza dell’aponeurosi di
Denonviller.
La
diffusione linfatica avviene prima a livello dei linfonodi regionali
rappresentati dai linfonodi otturatori ipogastrici, presacrali e
preischiatici. E’ riconosciuta anche una disseminazione linfatica lungo
le guaine perineurali dei nervi dello scavo pelvico. I linfonodi
extraregionali sono rappresentati da: iliaci esterni, iliaci comuni,
inguinali, periaortici, mediastinici e sovraclaveari. La diffusione per
via ematica è generalmente successiva al coinvolgimento linfonodale. Le
frequenti metastasi ossee sono localizzate al bacino, alla colonna
vertebrale, coste e femore. Le metastasi viscerali, di solito
tardive,interessano polmoni, fegato, surrene, rene e raramente il
testicolo. Macroscopicamente si presenta di colorito lardaceo, di
consistenza duro-elastica, a superficie bernoccoluta. Istologicamente si
tratta di un adenocarcinoma a cellule chiare in vario grado di
differenziazione. Forme meno frequenti sono rappresentate dal carcinoma
a piccoli acini, dal carcinoma endometrioide, dall’adenocarcinoma
mucinoso e dai tumori neuroendocrini.
I
sarcomi sono rarissimi (0.1%) colpiscono principalmente l’infanzia ed i
giovani adulti. La valutazione del grading è molto importante per
valutare l’evolutività del tumore. Nel cancro
della prostata la classificazione di Gleason è la più utilizzata.
Ci sono diversi sistemi di grading cellulare; il più comune e' la
somma dei punteggi di Gleason. Tale somma varia da un valore minimo di 2
ad un massimo di 10. I valori più bassi (2-4) indicano una malattia poco
aggressiva e con progressione più lenta. Un punteggio compreso tra 5 e 7
esprime un aspetto intermedio mentre una somma tra 8 e 10 indica che le
cellule tumorali hanno caratteristiche di elevata aggressività. In
particolare il valore della somma di Gleason e' dato dalla somma di due
punteggi che identificano le caratteristiche istologiche predominanti
nel preparato e quelle piu' aggressive (a ciascuna caratteristica viene
dato un punteggio da 1 a 5 , in cui 1 indica una neoplasia poco
aggressiva mentre 5 molto aggressiva). La sintomatologia è spesso
tardiva. I disturbi minzionali sono sia di tipo irritativo che di tipo
ostruttivo sono spesso rapidamente ingravescenti:
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Pollachiuria
-
Stranguria
-
Disuria
Tale corteo sintomatologico è
altamente aspecifico essendo tipico di tutte le patologie che portano ad
un’ostruzione della bassa via escretrice. Talora il tumore può
manifestarsi con i segni della malattia avanzata cioè con:
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Dolori ossei
-
Dolori perirenali
-
Insufficienza renale (da
ostruzione ureterale)
-
Linfedemi degli arti
inferiori da infiltrazione dei linfonodi inguinali
-
Masse linfonodali palpabili
(addominali ma anche cervicali)
La diagnosi del carcinoma
prostatico si basa su:
L’eplorazione rettale
rappresenta il primo approccio obbiettivo del paziente con disturbi
minzionali riferibili alla prostata.
Considerando
che il 70-80% dei carcinomi insorgono a livello della regione periferica
della ghiandola è chiaro come questi possano essere individuati con
questa semplice manovra. L’elevazione sospetta del
PSA
e la presenza di una zona ipoecogena alla ecografia indicano la
necessità di eseguire la
biopsia
prostatica che può essere eseguita per via
trans-rettale o trans-perineale.
Il PSA aumenta qualora le strutture ghiandolari vengano danneggiate
(tumore prostatico, infezioni, iperplasia prostatica benigna). Circa il
70-80% dei tumori prostatici viene diagnosticato quando la malattia e'
ancora organo confinata (rispetto al solo 20-30% nell'epoca pre-PSA). Il
PSA è estremamente sensibile ma poco specifico. Per aumentare la
specificità diagnostica ci si può avvalere di parametri quali la
velocita' di crescita annuale del PSA (PSA velocity), la concentrazione
del PSA rispetto al volume ghiandolare (PSA density), il rapporto del
PSA rispetto all'eta' del paziente ed il dosaggio del PSA libero.
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Rischio di tumore
prostatico in relazione al livello di PSA |
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PSA<=4,0 ng/ml |
5% |
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PSA compreso tra 4,1 ng/ml
9,9 ng/ml |
25% |
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PSA >=10 ng/ml |
55% |
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