Protesi Pene: Antonini primo in Italia

Il segreto di un successo. Intervista al maggiore impiantatore Urologo in Italia


perito e antonini in sala operatoriaAntonini cos’è una protesi peniena?
È’ un dispositivo endocavernoso costituito da due cilindri che vengono inseriti nei due cilindri naturali del pene: i “corpi cavernosi”. Può essere non idraulica (malleabili), e idraulica (tricomponenti). La prima è la più semplice costituita da due cilindri di consistenza costante che producono un’erezione di rigidità sufficiente alla penetrazione, ma tale da permettere la flessione del pene per essere riposto negli slip. Rappresenta il modello di prima scelta nei casi in cui esistano limitazioni della manualità del paziente. I modelli idraulici sono invece costituiti da due cilindri gonfiabili, un dispositivo di controllo interno allo scroto e un serbatoio di liquido posizionato vicino la vescica. Si crea un sistema a circuito chiuso, dove il liquido viene trasferito ai due cilindri per ottenere l’erezione e, sempre a comando manuale, viene ritrasferito al serbatoio per ottenere la flaccidità. La protesi idraulica permette di ottenere un’erezione di consistenza e aspetto non distinguibile da un’erezione naturale. I modelli idraulici quindi permettono, a comando, erezioni di ottima rigidità, con la stessa sensibilità di prima dell’intervento, e con la stessa capacità di eiaculazione ed orgasmo, il tutto non notando nulla dall’esterno, infatti tutti gli elementi della protesi sono all’interno del corpo. Il grande vantaggio delle protesi idrauliche è di avere una rigidità peniena solo durante l’attività sessuale consentendo di nascondere l’erezione negli altri momenti della vita di relazione.

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Qual è l’indicazione ad impiantare una protesi al pene?
L’impianto di una protesi peniena viene indicato in tutte le forme di disfunzione erettile che non rispondano ad altri presidi terapeutici o nei casi in cui i trattamenti farmacologici siano controindicati o abbiano determinato la comparsa di importanti effetti collaterali. Una protesi peniena è la migliore opzione chirurgica per il trattamento degli uomini con disfunzione erettile. Alcuni lo considerano come “l’ultima spiaggia” per gli uomini che soffrono di impotenza. Io non sono d’accordo. Un impianto al pene può essere effettuato in qualsiasi paziente affetto da Disfunzione Erettile (DE) organica. La maggior parte di questi problemi non riescono a risolversi spontaneamente con trattamenti non chirurgici. Temporeggiare ad effettuare un impianto significa avere un notevole ed irreversibile accorciamento del pene causato dalla scarsa ossigenazione dei corpi cavernosi. Cosa ancor più grave nei pazienti affetti da induratio penis plastica, una condizione patologica, che determina deformità e severi incurvamenti del pene.

Com’è possibile conoscere i centri che effettuano questa chirurgia in Italia?
Finalmente in Italia grazie alla SIA Società Italiana di Andrologia da gennaio 2015 è partito il registro italiano di implantologia protesica peniena. La finalità è quella di diffondere corrette informazioni al pubblico offrendo una lista delle strutture e dei chirurghi implantologi cui è possibile rivolgersi per un consulto specialistico. E’ uno strumento fondamentale per capire quanti impianti di protesi al pene vengono effettuati in Italia,interagire con le istituzioni per comunicare quali sono le reali necessità sul territorio e soprattutto quali sono i chirurghi più qualificati ad effettuare questa chirurgia.

E’ vero che è uno dei chirurghi che impianta più protesi al pene in Italia?
Si è vero. Mi sono dedicato completamente a questa chirurgia e nel tempo ho cercato di ultra-specializzarmi in questo settore cercando di raggiungere in termini di risultati degli standard qualitativi molto alti.

E’ vero che lei effettua una chirurgia mini invasiva per questo intervento?
La tecnica da me utilizzata, definita Minimally invasive penile prosthesis implant, ha la caratteristica di essere mini-invasiva e dunque rivoluzionaria: l’ho imparata e messa a punto dopo un lungo periodo di formazione negli Stati Uniti, dove ho collaborato il più importante chirurgo urologo americano del settore, il professor Paul Perito del Coral Gables Hospital in Florida. La utilizzo soprattutto nei pazienti operati per carcinoma della prostata e in quelli affetti da diabete ed induratio penis plastica. L’innovazione sta tutta nella tecnica utilizzata per posizionare l’impianto: si effettua una incisione infrapubica alla base del pene di appena 2 cm per l’impianto delle protesi peniena idraulica. L’intervento dura circa venti minuti, contro i 50 minuti di quello tradizionale a tutto beneficio del dolore post operatorio, che è quasi inesistente, e del rischio di infezioni che diminuisce considerevolmente ed è prossimo allo zero per cento. Prima l’incisione chirurgica veniva effettuata tra il pene e lo scroto, con un fastidio post operatorio di gran lunga superiore e la possibilità del paziente di attivare il sistema soltanto dopo un mese. Ora con questo nuovo approccio i tempi si sono notevolmente abbreviati e già dopo 7 giorni dall’intervento si può attivare il sistema, e la ripresa dell’attività sessuale comincia a un mese di distanza.

Qual è la differenza tra approccio chirurgico e tecnica mini invasiva?
La tecnica mini-invasiva non deve essere confusa con l’approccio chirurgico. Un conto è fare un taglio più o meno grande, un conto è aver codificato delle manovre “tecniche” che poche persone al mondo conoscono e che rendono l’impianto della protesi estremamente agevole senza il rischio di creare sanguinamenti e quindi ematomi vera fonte di infezione del dispositivo.

In questo tipo di intervento si lavora in uno spazio ridotto e solo una perfetta conoscenza dell’anatomia e delle manovre da effettuare permette un ottimo risultato.

Quali sono i reali obiettivi di questa tecnica?
Questa chirurgia ha come obiettivo finale due risultati: quello estetico e quello funzionale. Se uno dei due viene meno vuol dire che non si è fatto un buon lavoro. In più la possibile infezione della protesi rende il tutto molto più complesso. Vorrei elencarle i reali vantaggi di questa tecnica. L’intervento deve essere rapido. Meno tempo impieghi meno possibilità hai che la protesi si infetti. Se non lo sei i rischi aumentano notevolmente. A quel punto sei costretto ad espiantare la protesi e a programmare un reimpianto a distanza di qualche mese. Le incisioni dei corpi cavernosi del pene devono essere minime per evitare dopo averle chiuse che ci sia una fuoriuscita di sangue dagli stessi che può causare ematomi vera fonte di infezione. La dilatazione dei corpi cavernosi, se possibile, deve essere minima per conservare più possibile tessuto erettile e non dare al paziente la sensazione di “pene freddo”. Incidere la cute in regione infrapubica evita di tagliare lo scroto. Il tessuto scrotale, infatti, con le sue fasce muscolari, è facilmente sanguinante per la presenza di numerosi vasi e sviluppa quindi più facilmente ematomi. Inoltre è molto più soggetto alle infezioni rispetto alla regione del pube ed inciderlo significa creare dolore al paziente che riesce a gestirlo solo a distanza di 20/30 giorni. A testimoniare ciò è stato da poco stato pubblicato il mio lavoro sulla prestigiosa rivista International Journal of Impotence Research con i risultati, in termini di efficacia della procedura e di soddisfazione dei pazienti.Oggi, grazie allo sviluppo tecnologico, esistono delle protesi che prevedono un aumento di espansione in larghezza ed in lunghezza nel tempo. Più è rapida quindi la loro attivazione più hanno possibilità di lavorare meglio e di contrastare la formazione della pseudo-capsula o cicatrice interna dei corpi cavernosi che ne accorcia la lunghezza. Incidere in regione infrapubica permette un miglior impianto del pallone della protesi in regione para-vescicale. Da circa un anno e’ stato approvato dall’FDA (Food and Drug Administation) negli Stati Uniti l’impianto ectopico del serbatoio che alimenta la protesi nei pazienti che hanno avuto una pregressa chirurgia addominale e pelvica (asportazione della prostata per tumore). Con il taglio sullo scroto è veramente complicato, se non impossibile,impiantarlo in questo modo. Risulta quindi indispensabile l’approccio infrapubico se si vuole impiantare lo stesso sopra la fascia trasversalis in posizione ectopica.

Ricapitolando Tecnica mini invasiva può essere riassunta in sei punti chiave:

  1. assenza di ematomi
  2. infezioni prossime allo 0%
  3. possibilità di impiantare meglio il serbatoio
  4. scarso dolore post operatorio
  5. rapida attivazione della protesi
  6. riduzione dell’accorciamento del pene

Qual è il segreto che l’ha portata ad essere il primo in Italia ed unico in Europa ad effettuare questa tecnica?
Dopo aver effettuato e codificato perfettamente molti impianti idraulici con la tecnica chirurgica peno-scrotale e’ stato veramente complesso cambiare radicalmente l’approccio chirurgico ma sono fermamente convinto di aver fatto bene e che il futuro della implantologia protesica peniena sia l’accesso mini invasivo infrapubico. Siamo nell’era della chirurgia robotica. La medicina fortunatamente fa passi da gigante. Credo che l’aggiornamento professionale continuo e vedere dove sta’ andando il mondo medico sia fondamentale per avere il risultato migliore nell’interesse dei pazienti. Oltre a questo, insieme ad uno staff mirato, abbiamo creato un servizio di accoglienza completamente dedicato al paziente che prevede oltre alla semplice organizzazione logistica nelle fasi di preparazione all’intervento ed a tutto il decorso post operatorio, anche un vero supporto emozionale. Sono uomini questi che ogni giorno devono convivere con il dominante squilibrio tra un deficit, apparentemente irrisolvibile di una funzione così importante del proprio corpo, e l’essere animati da una immutata sete di voler vivere ancora quello straordinario piacere della vita che è il sesso. Uno squilibrio dilaniante, che nella maggior parte dei casi, diventa il viatico che conduce lentamente, quasi senza accorgersene, ad ammalarsi di quel male oscuro che è la depressione. Ed è proprio a questi uomini “senza piacere dell’oggi e senza passione nel domani”, che noi ci rivolgiamo. Qualsiasi tipo di intervento chirurgico è caratterizzato da un grande stress psicologico. Lo sappiamo bene ed è per questo che interveniamo preparando emotivamente il paziente, dandogli il coraggio per affrontare una procedura chirurgica in una parte anatomica così delicata e privata. Oltre ad uno psicoterapeuta che valuta più scientificamente le motivazioni del paziente, forniamo un sostegno reale con il contributo di altri ex pazienti che hanno già provato la stessa situazione e si rendono disponibili a raccontare la loro esperienza ed a mostrare il risultato dell’impianto protesico. Questo da grande coraggio e rafforza la loro convinzione. Facciamo questo per ognuno di loro, prendendocene cura, accogliendo e comprendendo i loro bisogni. Credo sia proprio questo il segreto del successo. Mettere a proprio agio il paziente farlo sentire capito nel suo “dramma” di uomo incompleto e di farlo rinascere. Si per noi il giorno dell’impianto protesico è quello della rinascita del paziente.

MedicItalia intervista il Dott. Antonini
© Antoniniurology




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